Tiro con l'arco storico - arceriastorica

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Articoli sull'arco storico
Il tiro con l'arco storico

Autore dell'articolo: Ivano Nesta

Seguire con lo sguardo il volo di una freccia lungo la sua traiettoria, sentire il fruscio delle penne che fendono
l’aria ed assaporare con soddisfazioneil rumore secco provocato dalla punta che impatta sul bersaglio
è una sensazione straordinaria per quelli come noi che praticano il tiro con l’arco storico una sensazione talmente bella
che viene voglia di trasmetterla a quante più persone possibili.

Voglio quindi provarci con questo scritto cercando di divulgare i contenuti di una tradizione caduta in disuso
con l’avvento delle armi da fuoconon facile da apprendere ma che ha il merito di riportare l’uomo ad una dimensione
più naturale, dove contano solo le capacità individuali delle persone.
Vagare nel verde silenzio di un bosco cimentandosi con riproduzioni di archi e frecce storici, consente di far ritornare
a galla antichi istinti ai quali l’uomo ha fatto ricorso nei millenni per sopravvivere.

Nella pratica del tiro con l’arco storico vengono infatti esaltate le capacità fisiche dell’arciere
perché contrariamente al tiro con l’arco moderno nessun tipo di aiuto derivante dalla tecnologia viene considerato.
Materiali come : fibra di vetro, alluminio e carbonio utilizzati nella costruzione degli archi odierni, congegni sofisticati come
mirini, diottre, silenziatori e stabilizzatori che facilitano la vita dell’arciere moderno, non esistono in questa disciplina.

Il legno, il corno ed il tendine sono i materiali naturali che vengono utilizzati per costruire le riproduzioni di archi storici
è la forza fisica dell’individuo che consente di dominare archi che devono essere necessariamente potenti per
fornire prestazioni efficaci, come doveva verificarsi nel passato per fermare una preda o un nemico ed è la capacità
di astrazione del cervello che consente di visualizzare istintivamente le distanze e tracciare le traiettorie
che dovranno compiere le frecce per arrivare al bersaglio.

Esistono molte varietà di stile di tiro con l’arco storico, sovente in relazione con le molteplici tipologie di archi
che l’uomo ha costruito nel corso della storia.
Quello descritto in queste pagine è lo stile di tiro ereditato dalla tradizione europea, il metodo di tiro che utilizzavano
gli arcieri occidentali medievali per la caccia e per la guerra.

Contrariamente a ciò che avvenne in oriente, dove nel passato furono stilati numerosi scritti sull’argomento
in occidente risultano piuttosto scarse le fonti storiche alle quali attingere.
Tuttavia alcune nozioni ci sono pervenute da certi trattati medievali sull’arte venatoria
ma è soprattutto nell’opera “Toxophilus” di Roger Ascham (sec. XVI)
alla quale facciamo riferimento in queste pagine che troviamo tecniche e consuetudini ancora oggi utilizzate.

LA TECNICA DEL TIRO ISTINTIVO

Vediamo in sintesi come avviene il gesto nel suo insieme e poi passeremo ad analizzare nelle 5 azioni che lo costituiscono.
Gli occhi sono entrambi aperti per valutare meglio la distanza alla quale è posto il bersaglio, la freccia viene incoccata
nella corda ed appoggiata sul dorso della mano che stringe l’impugnatura dell’arco, il braccio che sorregge l’arco inizia a
compiere un’azione di spinta, mentre quello che tiene la corda compie una trazione fino a raggiungere l’allungo individuale.
Raggiunto l’allungo occorre impegnarsi in un forte esercizio di concentrazione per consentire al nostro cervello di proiettare
nello spazio frapposto fra noi ed il bersaglio la traiettoria necessaria per colpire nel segno, si continua pertanto
a fissare intensamente il bersaglio fino a quando si percepisce la sensazione che la freccia volerà dritta nel centro
a questo punto si rilasciano le dita che trattengono la corda dell’arco.

Nel tiro istintivo occorre tenere la mente sgombra da ogni tipo di calcolo, il cervello si deve svuotare da ogni pensiero
non si mira, non si guarda né ,la freccia, né l’arco, ma si guarda solo il bersaglio
mai collimare la punta della freccia sul bersaglio, né utilizzare alcun tipo di riferimento.
Occorre pertanto impadronirsi di questa tecnica mentale che consente di mettere a fuoco esclusivamente l’oggetto da colpire
se tale azione viene eseguita correttamente tutto ciò che sta intorno al bersaglio assume un aspetto sfocato e si
otterrà la percezione  sicura che la freccia impatterà proprio nel punto che abbiamo inquadrato.
Molti dichiarano di tirare istintivamente, ma in realtà la maggior parte degli arcieri che utilizzano archi storici, eseguono
tiri mirati, perché non è semplice assimilare questo antico gesto.

Occorrono lunghi periodi di allenamento per ottenere prestazioni degne di nota, ma una volta appresa
ed applicata la tecnica del tiro istintivo risulterà difficile sbagliare è un percorso individuale che chiama in gioco però
oltre alla capacità della mente, anche la forza fisica.
La predisposizione individuale è un fattore che conta, ma se si desidera diventare bravi arcieri non esiste altra strada che
un duro e continuo allenamento per migliorare le capacità mentali e fisiche.

Per sviluppare gradatamente l’abitudine a gestire repliche di archi storici che, a nostro avviso, devono superare
pesi di trazione superiori alle 50 libbre (circa 25 kg.) se vogliamo cercare di emulare da lontano le gesta dei nostri antenati
occorre incrementare lo sviluppo dei dorsali, che sono le fasce muscolari direttamente chiamate in causa nella trazione dell’arco.
E’ consigliabile pertanto eseguire, a giorni alterni, una sessantina di trazioni a vuoto con archi sempre più potenti nel tempo
fino a raggiungere un controllo soddisfacente e servono almeno due o tre sedute di tiro effettivo alla settimana, per essere
in grado di colpire bersagli impegnativi posti a distanze importanti.
Solo quando si è in grado di dominare agevolmente l’arco, si avrà la mente libera a sufficienza per eseguire
il tiro istintivo e raggiungere la concentrazione necessaria ad andare bersaglio.

Più riusciremo a gestire con disinvoltura archi potenti e maggiori saranno le prestazioni che saremo in grado di eseguire
perché tiri effettuati con archi forti appiattiscono le parabole delle frecce verso i bersagli posti a lunghe distanze ed è facile
capire che i tiri tesi risultano più semplici da eseguire dei tiri a parabola.

LE 5 AZIONI DELL’ARCIERE

Nel “Toxophilus” Roger Ascham elenca le 5 azioni che l’arciere deve effettuare nel tiro con l’arco :
POSIZIONE, INCOCCO, TRAZIONE, MANTENIMENTO e RILASCIO; io le interpreto e le applico cosi

POSIZIONE - FIGURA 5



L’arciere in questa fase del tiro deve cercare di dare un assetto stabile al suo corpo per favorire le azioni successive
le gambe sono allargate quanto l’ampiezza delle spalle, i piedi sono perpendicolari alla linea di tiro e lo sguardo è
indirizzato verso il bersaglio.
Talvolta il terreno sul quale si opera non risulta pianeggiante, occorrerà pertanto assestare il baricentro del corpo
agendo su gambe e busto cercando di assecondare in tal modo l’inclinazione del terreno.



Con la mano sinistra si impugna l’arco senza stringerlo troppo, ma utilizzando la sola forza
che serve per sorreggerlo.
Con la mano destra si estrae una freccia dalla faretra, solitamente posta su lato destro dell’arciere e si
inserisce la cocca nella corda avendo cura di sistemare l’asta della freccia in modo che due penne stiano di
piatto contro l’arco e la terza (chiamata penna indice) rimanga all’esterno.
Le penne delle frecce sono generalmente incollate sulle aste a 120°, occorre pertanto incoccare nel modo
sopra indicato al fine di evitare che la penna indice se disposta contro l’arco, provochi una
deviazione della freccia in uscita.
Dopo queste operazioni le dita della mano destra si dispongono come un uncino sulla corda all’altezza
della prima falange, con l’indice al di sopra della cocca ed il medio e l’anulare entrambi sotto, l’asta della
freccia poggia sul dorso della mano sinistra che sorregge l’arco.
La freccia una volta incoccata deve risultare dritta, né troppo alta né troppo bassa, ma perpendicolare all’arco
altrimenti nel rilascio scavallerà, ossia non eseguirà una traiettoria dritta.
I mancini eseguono l’incocco al contrario.

TRAZIONE - FIGURA 7


La trazione può essere eseguita partendo dal basso o partendo dall’alto, in entrambi i modi si deve
arrivare ad allineare la freccia in direzione del bersaglio.
Al termine della trazione l’indice della mano che trattiene la corda deve raggiungere l’angolo destro della bocca.
Questa sorta di aggancio alla bocca serve ad avere sempre un riferimento costante nell’esecuzione
del tiro e determina l’allungo individuale di ogni arciere.
L’allungo risulta quindi personalizzato in relazione alla conformazione fisica di ogni arciere, incidono
ad esempio la lunghezza delle braccia, piuttosto che l’ampiezza del torace; è una convenzione che serve a
misurare la distanza che intercorre tra il fronte dell’arco e l’angolo che forma la corda al massimo della trazione
e può essere utilizzato per personalizzare la lunghezza delle frecce: se si possiede un allungo di 80 cm
risulta evidente che occorrerà utilizzare frecce  necessariamente più lunghe di tale misura.
Nelle iconografie storiche è possibile osservare arcieri che eseguono la trazione allungando la corda dell’arco fino
all’orecchio, in tal modo si ottiene maggioreaccumulo di energia, ma si potrebbe perdere in precisione.
Per favorire la trazione di archi molto potenti è inoltre possibile modificare la posizione del corpo piegando
leggermente le ginocchia e deviando il bacino nelladirezione opposta rispetto all’arco. FIGURA 8.


In tal modo il corpo dell’arciere forma una sorta di curva che contrapponendosi alla curva disegnata dall’arco in trazione
scarica la tensione con lo stesso principio di due forze contrapposte che tendono ad annullarsi a vicenda.
Quando si esegue la trazione si inspira.

MANTENIMENTO - FIGURA 9




E’ questa l’azione più delicata, perché nonostante sia richiesta un’adeguata concentrazione per andare a segno
la mente viene distratta dallo sforzo fisico impiegato a trattenere la corda dell’arco.
Nel mantenimento il busto dell’arciere deve formare una T, il gomito del braccio che tira (quello della corda)
deve essere allineato con il braccio che spinge (quello dell’arco) il petto si apre e le spalle si estendono
il capo deve essere leggermente inclinato verso il bersaglio, gli occhi entrambi aperti guardano il bersaglio.
L’arco deve essere mantenuto con una leggera inclinazione verso destra (o verso sinistra per i mancini )
in modo che sia meglio favorita la visibilità; attenzione, tale accorgimento risulta determinante, perchè
consente anche di tenere la freccia correttamente in linea verso il bersaglio limitando parzialmente la tendenza a
deviare verso sinistra che questa avrebbe in uscita, per l'effetto dovuto allo
sfregamento dell'asta sul manico dell'arco.- FIGURA 10


.

Durante il mantenimento si trattiene il respiro.

RILASCIO - FIGURA 11


Quando la mente ha perfettamente focalizzato il bersaglio, le dita che trattengono la corda si aprono liberando
la corda in tensione e consentendo il rilascio della freccia.
Un rilascio pulito si ottiene restando completamente immobili con il corpo ed aprendo solo le dita.
Un errore abbastanza comune è quello di muoversi, talvolta accompagnando il rilascio con il braccio che
sorregge l’arco per cercare di sospingere inconsciamente la freccia.
Però anche un piccolo movimento del corpo, nella fase del rilascio, causa una deviazione nella traiettoria
della freccia che si amplia in maniera esponenziale quanto maggiore è la distanza alla quale
risulta essere posto il bersaglio.
La trazione eseguita con tre dita consente una forte presa sulla corda, tuttavia si possono osservare
molti arcieri nelle iconografie del medioevo che in questa azione utilizzano due sole dita eliminando l’anulare
con lo scopo di limitare l’attrito causato dallo sfregamento sulla corda ed eseguire pertanto un rilascio più pulito,
oltre ad aumentare l’angolo che forma la corda nella trazione ed ottenere in tal modo un maggiore accumulo di energia.
Dopo aver eseguito il rilascio si espira.

A questo punto il tiro è stato eseguito e si assapora la soddisfazione ancestrale di essere riusciti a compiere
una piccola impresa in modo del tutto naturale, utilizzando un semplice, ma straordinario manufatto allo stesso modo
di come avrebbero fatto uomini non ancora condizionati dalle comodità del progresso.
Il tiro con l’arco storico ci consente per brevi lassi di tempo, di ritornare nel passato per assicurare a noi stessi
che pur vivendo in una società consumistica, non abbiamo perso l’antica facoltà, specifica della razza umana
di padroneggiare un’arma da getto senza ricorrere alla moderna tecnologia, di riuscire a dominare un attrezzo
poco accomodante, ma dal grande fascino come risulta essere un arco storico.
Noi che abbiamo scelto l’arco storico siamo orgogliosi di questo e ci sentiamo i migliori, perché siamo consapevoli
di aver accettato la via più difficile senza farci tentare da soluzioni che ci sottraggono alla fatica.
Nel coltivare questa pratica scopriamo che l’importante non è privilegiare il risultato a tutti i costi
ma ritrovare il gusto di misurarci con le difficoltà e scoprire che siamo in grado di superarle sentendoci
in qualche modo più vicini agli arcieri antichi.

Non è facile codificare per iscritto un gesto, che risulta essere totalmente istintivo, come quello di scagliare
una freccia con un arco storico, ma questi sono i principi e la tecnica di base che può addottare ci si avvicina
a questo mondo affascinante del tiro con l'arco storico.
In ultima analisi per andare sempre al centro occorre attenersi a ciò che raccomandava Roger Ascham
già cinque secoli fa : “tirare dritto e tenere la distanza” ossia tirare perfettamente in linea sul bersaglio
e dare al tiro la giusta parabola.
Inizialmente è bene usare archi deboli in modo da concentrarsi a lungo solo sull’esecuzione del gesto
operando su bersagli posti a distanze ravvicinate e senza preoccuparsi di fare centro, col tempo il cervello
costruisce una memoria del gesto sempre migliore che ci consentirà di passare a prove più impegnative.
Uno stato d’animo sereno incide profondamente sulle performances di tiro e risulta pertanto più proficuo
tirare poche frecce utilizzando però la massima concentrazione che tirarne tante, ma in maniera superficiale
ciò può servire tuttalpiù ad aumentare la forza fisica.
Una volta metabolizzato il gesto, ogni arciere personalizzerà l’attrezzo da usare perfezionerà la tecnica
del tiro istintivo, adattandola alle sue capacità ed alla sua forma fisica, perché il tiro con l’arco storico è
una disciplina che coltivata continuamente si affina sempre più.

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